- Lettere E Beni Culturali, Filosofia morale, Ermeneutica, Filosofia Teoretica, Filosofía francesa contemporánea, Ancient Logic, and 12 moreFenomenologia, Letteratura Inglese, Letteratura Francese, Letteratura Nord-americana, Letteratura italiana, Estetica musicale, Filosofia della musica, Fisica, Física, Teoria Delle Stringhe, Estetica, and Biopolíticaedit
- Nato il 4/6/1991 a Montecchio Emilia in provincia di Reggio Emilia. Diploma di Liceo Classico conseguito nell'anno 20... moreNato il 4/6/1991 a Montecchio Emilia in provincia di Reggio Emilia. Diploma di Liceo Classico conseguito nell'anno 2010. Quattordici anni di studi all'Istituto musicale "Achille Peri" in Pianoforte e Composizione. Laurea triennale in Filosofia all'Università di Bologna conseguita il 24 Ottobre del 2013 e laurea magistrale in Scienze filosofiche conseguita il 14 luglio 2016 presso l'Università di Bologna. Master di primo livello in Comunicazione delle scienze conseguito il 26 settembre 2018 presso l'Università degli studi di Padova. Mi occupo di scrittura narrativa e ricerca filosofica. I miei autori di riferimento sono Hegel, Platone, Nietzsche, Heidegger, Aristotele, Charles Dickens e Jonathan Franzen.edit
Una ragione in più per essere in dubbio Indagine sul problema della certezza attraverso il pensiero di Descartes e Wittgenstein E1.
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La relazione artistica descrive compiutamente lo statuto di un’opera d’arte non in senso assoluto, non con criteri del tutto immutabili e dogmatici, ma in quanto esprime la volontà e l’intenzione dell’autore di presentare un determinato... more
La relazione artistica descrive compiutamente lo statuto di un’opera d’arte non in senso assoluto, non con criteri del tutto immutabili e dogmatici, ma in quanto esprime la volontà e l’intenzione dell’autore di presentare un determinato prodotto come un’effettiva opera d’arte. L’arte stessa, allora, non risiede nella definizione ontologica e sistematica di una teorizzazione miope e particolaristica, ma va ricercata, piuttosto, nel reale operato dell’artista, dell’autore. Se l’intenzione di un particolare autore si manifesta come desiderio di raggiungere un effetto artistico che susciti riflessioni e pensieri morali negli spettatori, di conseguenza potremo affermare senza paura che l’arte è anche un fatto morale.
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La corrispondenza tra Descartes ed Elisabetta di Boemia, discussione sulla metafisica e sulla morale, la costruzione di un'etica individuale dell'individuo attraverso il confronto della tradizione antica e moderna.
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1. LA TEORIA DELLE STRINGHE Il ruolo dello scienziato va molto al di là di quanto ci si potrebbe attendere. Non è riservato esclusivamente alle applicazioni tecniche e sperimentali, né tantomeno alle speculazioni prive di un reale... more
1. LA TEORIA DELLE STRINGHE
Il ruolo dello scienziato va molto al di là di quanto ci si potrebbe attendere. Non è riservato esclusivamente alle applicazioni tecniche e sperimentali, né tantomeno alle speculazioni prive di un reale fondamento empirico. In questo lavoro ci siamo proposti di ricostruire, innanzitutto, come una semplice teoria scientifica abbia il potere di cambiare o anche solo di influenzare l’intero universo sociale, specialmente da quando la scienza è divenuta una questione culturale, politica e intellettuale. Lo scienziato, allora, è prima di tutto un’intellettuale, un pensatore con un suo specifico background di nozioni, degli obiettivi da raggiungere e delle responsabilità di cui tenere conto; il suo ruolo storico non è solamente tecnico, bensì anche morale e in un certo senso politico: nessuno può negare, ad esempio, l’importanza della scienza all’inizio del Novecento con la nascita della meccanica quantistica e della spaccatura dell’atomo che avrebbe portato agli studi sulla forza nucleare del Progetto Manhattan. Gli studiosi tedeschi sono stati grandi protagonisti e hanno dovuto fare i conti con una realtà storica avversa e drammatica, ma non possono rinunciare alle proprie responsabilità, così come la scienza non può venire considerata come qualcosa di specialistico senza alcuna valenza morale o storica, ma deve essere riconosciuta come espressione umana dal carattere filosofico e persino politico. Ci siamo occupati, dunque, di ridefinire la figura dello scienziato come pensatore, da un lato, e come sperimentatore dall’altro; le grandi idee nascono sempre da grandi obiettivi e da grandi visioni, come fece un certo Faraday con le linee di forza del campo magnetico, non avendole potute mai osservare direttamente, ma solo intuire matematicamente. La sfida più grande della fisica del Novecento viene sicuramente rappresentata dal poter raccogliere l’eredità di un gigante come Einstein e riuscire a conciliarla con gli approfondimenti e le grandi conquiste della meccanica quantistica tramite studiosi del calibro di Werner Karl Heisenberg e Erwin Schrödinger.
La relatività ristretta del 1905 e la successiva relatività generale del 1915 avevano completamente rivoluzionato il modo di intendere l’Universo: si era scoperto che non esiste un tempo assoluto, ma che esso dipende dalla posizione e dal valore della gravità nel quale si trova un dato osservatore. Inoltre, con grande stupore, era risultato evidente come lo spazio non fosse piatto né vuoto, ma curvo e attraversato da continue onde e campi gravitazionali che potevano influenzare l’energia stessa. Alcune previsioni solamente matematiche di Einstein come i buchi neri si sono rivelate successivamente corrette e pertinenti; oggi i buchi neri sono una realtà più consolidata, visto che ne abbiamo uno proprio sotto i nostri piedi, al centro della nostra galassia. La meccanica quantistica, però, non si accorda con il modello di Einstein: ci si ritrova in questo modo ad avere due macroteorie diverse e antitetiche l’una rispetto all’altra, che pretendono di dare un quadro generale delle caratteristiche dell’Universo. Chi ha ragione? Einstein, il quale avversava la meccanica quantistica come casualità dannosa, o il gruppo di Heisenberg e Schroedinger? Oppure, se fosse possibile trovare la chiave per fondere le due teorie insieme, non avremmo finalmente trovato la legge generale, la cosiddetta teoria del tutto? Questo è il punto, questa è la sfida di ogni fisico contemporaneo, la ricerca di una teoria che possa conciliare Einstein con la meccanica quantistica, una teoria quantistica della gravità.
Tra tutti i tentativi e le teorie sperimentali che nel corso degli anni sono stati sviluppati da numerosi studiosi, la teoria delle stringhe, o modello a elastico, è risultata essere la più promettente e affascinante. Nata grazie ai calcoli di Leonard Susskind e del giapponese Nambu, la teoria delle stringhe sosteneva di poter prevedere il comportamento delle particelle subatomiche in base alla singola vibrazione di una stringa, una sorta di particella fondamentale monodimensionale e di un ordine di grandezza pari a circa dieci alla meno trenta. La difficoltà della sua rappresentabilità e della sua coerenza matematica e dimensionale l’hanno resa uno dei casi più controversi di tutta la ricerca scientifica. Ciò che promette è meraviglioso, la grande teoria del tutto che trova l’unificazione suprema delle leggi fisiche dell’Universo; ma, nel corso del suo sviluppo storico, non riesce ad essere aliena da continue complicazioni e speculazioni, in breve, non riesce a dimostrare concretamente le proprie previsioni e a fornire dati sperimentali soddisfacenti. Vale dunque la pena continuare ad insistere in una simile ricerca, quando la stessa teoria delle stringhe funziona solo se ammettiamo di essere parte di uno spazio a dieci dimensioni spaziali e una sola temporale? Come si dovrebbero arrotolare queste dimensioni extra per rendersi del tutto impercepibili? Sono solo alcune delle tante domande che hanno accompagnato grandi fisici come Lee Smolin nel tentativo di inquadrare la teoria delle stringhe come fenomeno filosofico (per via delle complesse speculazioni teoriche) e ricerca scientifica. Lo sviluppo della sua storia è costellato di tentativi, dubbi e obiezioni. Oggi ancora non sappiamo come autenticamente definirla e se effettivamente spiega qualcosa o vaneggia solamente. Il nostro compito, allora, è stato quello di indagare, attraverso la sua storia e le sue caratteristiche, la sua valenza fisica e concettuale, per mettere in discussione il rapporto stesso tra fisica teorica e filosofia, tra ricerca e meraviglia dell’infinito.
2. I MODELLI ALTERNATIVI E IL FUTURO DELLA FISICA
La teoria delle stringhe ha portato verso un dibattito costante riguardo alla legittimità della sua ricerca e alle caratteristiche che una buona teoria scientifica deve avere, dimostrando però, che la fisica teorica è figlia di una riflessione e di un domandarsi perpetuo sulle origini e i funzionamenti del nostro Universo, che hanno origine nella grande tradizione filosofica occidentale. Se proprio non può essere definita una teoria coerente, sperimentalmente valida e dai risultati empirici valutabili concretamente, quantomeno questa teoria merita di essere studiata per la sua capacità di coniugare insieme fisica e filosofia, o addirittura la filosofia della fisica: l’obiettivo che si prefigge è ambizioso ma comune a tutti i grandi studiosi del secolo, ovvero spiegare con un’unica legge fondamentale il funzionamento del nostro Universo finito, che potrebbe non essere il solo presente. La matematica delle stringhe è complessa e astratta, la sua multidimensionalità confonde e inquieta e le sue previsioni non sono corrette o tantomeno valutabili con successo; la diatriba tra stringhisti e antistringhisti tenta di risolversi nella rilevazione di modelli alternativi che possono sostituire le stringhe e il loro modello accidentato e contorto. La teoria degli universi paralleli, il multiverso e la teoria M, o universo delle brane sono solo alcuni dei sistemi alternativi che i fisici hanno provato ad indagare dopo la delusione della rivoluzione delle superstringhe; il punto resta sempre quello di trovare una teoria coerente che sia in grado di conciliare la relatività generale con la meccanica quantistica sia a livello teorico che sperimentale. Fino ad ora, la teoria delle stringhe non ha potuto fornire risposte adeguate, pur avendo il merito di aver sensibilizzato fortemente la ricerca scientifica riguardo al tema della multidimensionalità e della ricerca nei confronti della teoria del tutto. Con la scoperta del bosone di Higgs e la conseguente ricerca di una particella ancora più fondamentale, la teoria delle stringhe ha ritrovato slancio nei primi anni 2000 per poi ritornare a suscitare scetticismo e obiezioni dalla comunità scientifica. Al giorno d’oggi, essa ha visto molti dei suoi sostenitori cercare altre vie di ricerca, come la teoria dell’Universo come ologramma o gli universi bolla considerando anche la fedeltà al principio antropico; in particolare, le stringhe sono divenute il simbolo del dibattito sulle caratteristiche scientifiche di un’autentica teoria, mostrando come la stessa scienza non sia insensibile alle influenze che il pensiero filosofico esercita sulla ricerca internazionale. Abbiamo cercato di ricostruire accuratamente questo dibattito e di fornire le informazioni necessarie per riflettere seriamente sulle possibilità e sulle responsabilità che la scienza possiede all’interno della società contemporanea, a partire dalla nascita di una teoria fino ad arrivare alla sua divulgazione. Forse, la teoria delle stringhe può essere finita più una speculazione teorica e filosofica che una vera e propria teoria scientifica, ma possiede senza dubbio il merito di aver fornito un futuro alla fisica: la ricerca costante di un Modello che possa comprendere tutte le leggi presenti in natura e che possa aiutarci finalmente a leggere per intero il libro del cosmo. Scienziati, filosofi, tecnici e pensatori sono uomini alla ricerca della stessa cosa, dello stesso scopo vitale, una spiegazione universale che possa confermare la giusta direzione che in questi anni si è anche presuntuosamente intrapresa. Ci siamo interrogati sul futuro stesso della riflessione scientifica e filosofica per scoprire, grazie anche alle parole e alle testimonianze dei diretti protagonisti, che dietro l’infinito è possibile osservare qualcosa di immensamente grande ma pur sempre finito, come ad esempio giungere alla fine del nostro universo e vedere chiaramente che ve n’è un altro ancora da esplorare: una sfida che va al di là della conoscenza scientifica, necessitando di quella che Aristotele chiamava la capacità di meravigliarsi.
Il ruolo dello scienziato va molto al di là di quanto ci si potrebbe attendere. Non è riservato esclusivamente alle applicazioni tecniche e sperimentali, né tantomeno alle speculazioni prive di un reale fondamento empirico. In questo lavoro ci siamo proposti di ricostruire, innanzitutto, come una semplice teoria scientifica abbia il potere di cambiare o anche solo di influenzare l’intero universo sociale, specialmente da quando la scienza è divenuta una questione culturale, politica e intellettuale. Lo scienziato, allora, è prima di tutto un’intellettuale, un pensatore con un suo specifico background di nozioni, degli obiettivi da raggiungere e delle responsabilità di cui tenere conto; il suo ruolo storico non è solamente tecnico, bensì anche morale e in un certo senso politico: nessuno può negare, ad esempio, l’importanza della scienza all’inizio del Novecento con la nascita della meccanica quantistica e della spaccatura dell’atomo che avrebbe portato agli studi sulla forza nucleare del Progetto Manhattan. Gli studiosi tedeschi sono stati grandi protagonisti e hanno dovuto fare i conti con una realtà storica avversa e drammatica, ma non possono rinunciare alle proprie responsabilità, così come la scienza non può venire considerata come qualcosa di specialistico senza alcuna valenza morale o storica, ma deve essere riconosciuta come espressione umana dal carattere filosofico e persino politico. Ci siamo occupati, dunque, di ridefinire la figura dello scienziato come pensatore, da un lato, e come sperimentatore dall’altro; le grandi idee nascono sempre da grandi obiettivi e da grandi visioni, come fece un certo Faraday con le linee di forza del campo magnetico, non avendole potute mai osservare direttamente, ma solo intuire matematicamente. La sfida più grande della fisica del Novecento viene sicuramente rappresentata dal poter raccogliere l’eredità di un gigante come Einstein e riuscire a conciliarla con gli approfondimenti e le grandi conquiste della meccanica quantistica tramite studiosi del calibro di Werner Karl Heisenberg e Erwin Schrödinger.
La relatività ristretta del 1905 e la successiva relatività generale del 1915 avevano completamente rivoluzionato il modo di intendere l’Universo: si era scoperto che non esiste un tempo assoluto, ma che esso dipende dalla posizione e dal valore della gravità nel quale si trova un dato osservatore. Inoltre, con grande stupore, era risultato evidente come lo spazio non fosse piatto né vuoto, ma curvo e attraversato da continue onde e campi gravitazionali che potevano influenzare l’energia stessa. Alcune previsioni solamente matematiche di Einstein come i buchi neri si sono rivelate successivamente corrette e pertinenti; oggi i buchi neri sono una realtà più consolidata, visto che ne abbiamo uno proprio sotto i nostri piedi, al centro della nostra galassia. La meccanica quantistica, però, non si accorda con il modello di Einstein: ci si ritrova in questo modo ad avere due macroteorie diverse e antitetiche l’una rispetto all’altra, che pretendono di dare un quadro generale delle caratteristiche dell’Universo. Chi ha ragione? Einstein, il quale avversava la meccanica quantistica come casualità dannosa, o il gruppo di Heisenberg e Schroedinger? Oppure, se fosse possibile trovare la chiave per fondere le due teorie insieme, non avremmo finalmente trovato la legge generale, la cosiddetta teoria del tutto? Questo è il punto, questa è la sfida di ogni fisico contemporaneo, la ricerca di una teoria che possa conciliare Einstein con la meccanica quantistica, una teoria quantistica della gravità.
Tra tutti i tentativi e le teorie sperimentali che nel corso degli anni sono stati sviluppati da numerosi studiosi, la teoria delle stringhe, o modello a elastico, è risultata essere la più promettente e affascinante. Nata grazie ai calcoli di Leonard Susskind e del giapponese Nambu, la teoria delle stringhe sosteneva di poter prevedere il comportamento delle particelle subatomiche in base alla singola vibrazione di una stringa, una sorta di particella fondamentale monodimensionale e di un ordine di grandezza pari a circa dieci alla meno trenta. La difficoltà della sua rappresentabilità e della sua coerenza matematica e dimensionale l’hanno resa uno dei casi più controversi di tutta la ricerca scientifica. Ciò che promette è meraviglioso, la grande teoria del tutto che trova l’unificazione suprema delle leggi fisiche dell’Universo; ma, nel corso del suo sviluppo storico, non riesce ad essere aliena da continue complicazioni e speculazioni, in breve, non riesce a dimostrare concretamente le proprie previsioni e a fornire dati sperimentali soddisfacenti. Vale dunque la pena continuare ad insistere in una simile ricerca, quando la stessa teoria delle stringhe funziona solo se ammettiamo di essere parte di uno spazio a dieci dimensioni spaziali e una sola temporale? Come si dovrebbero arrotolare queste dimensioni extra per rendersi del tutto impercepibili? Sono solo alcune delle tante domande che hanno accompagnato grandi fisici come Lee Smolin nel tentativo di inquadrare la teoria delle stringhe come fenomeno filosofico (per via delle complesse speculazioni teoriche) e ricerca scientifica. Lo sviluppo della sua storia è costellato di tentativi, dubbi e obiezioni. Oggi ancora non sappiamo come autenticamente definirla e se effettivamente spiega qualcosa o vaneggia solamente. Il nostro compito, allora, è stato quello di indagare, attraverso la sua storia e le sue caratteristiche, la sua valenza fisica e concettuale, per mettere in discussione il rapporto stesso tra fisica teorica e filosofia, tra ricerca e meraviglia dell’infinito.
2. I MODELLI ALTERNATIVI E IL FUTURO DELLA FISICA
La teoria delle stringhe ha portato verso un dibattito costante riguardo alla legittimità della sua ricerca e alle caratteristiche che una buona teoria scientifica deve avere, dimostrando però, che la fisica teorica è figlia di una riflessione e di un domandarsi perpetuo sulle origini e i funzionamenti del nostro Universo, che hanno origine nella grande tradizione filosofica occidentale. Se proprio non può essere definita una teoria coerente, sperimentalmente valida e dai risultati empirici valutabili concretamente, quantomeno questa teoria merita di essere studiata per la sua capacità di coniugare insieme fisica e filosofia, o addirittura la filosofia della fisica: l’obiettivo che si prefigge è ambizioso ma comune a tutti i grandi studiosi del secolo, ovvero spiegare con un’unica legge fondamentale il funzionamento del nostro Universo finito, che potrebbe non essere il solo presente. La matematica delle stringhe è complessa e astratta, la sua multidimensionalità confonde e inquieta e le sue previsioni non sono corrette o tantomeno valutabili con successo; la diatriba tra stringhisti e antistringhisti tenta di risolversi nella rilevazione di modelli alternativi che possono sostituire le stringhe e il loro modello accidentato e contorto. La teoria degli universi paralleli, il multiverso e la teoria M, o universo delle brane sono solo alcuni dei sistemi alternativi che i fisici hanno provato ad indagare dopo la delusione della rivoluzione delle superstringhe; il punto resta sempre quello di trovare una teoria coerente che sia in grado di conciliare la relatività generale con la meccanica quantistica sia a livello teorico che sperimentale. Fino ad ora, la teoria delle stringhe non ha potuto fornire risposte adeguate, pur avendo il merito di aver sensibilizzato fortemente la ricerca scientifica riguardo al tema della multidimensionalità e della ricerca nei confronti della teoria del tutto. Con la scoperta del bosone di Higgs e la conseguente ricerca di una particella ancora più fondamentale, la teoria delle stringhe ha ritrovato slancio nei primi anni 2000 per poi ritornare a suscitare scetticismo e obiezioni dalla comunità scientifica. Al giorno d’oggi, essa ha visto molti dei suoi sostenitori cercare altre vie di ricerca, come la teoria dell’Universo come ologramma o gli universi bolla considerando anche la fedeltà al principio antropico; in particolare, le stringhe sono divenute il simbolo del dibattito sulle caratteristiche scientifiche di un’autentica teoria, mostrando come la stessa scienza non sia insensibile alle influenze che il pensiero filosofico esercita sulla ricerca internazionale. Abbiamo cercato di ricostruire accuratamente questo dibattito e di fornire le informazioni necessarie per riflettere seriamente sulle possibilità e sulle responsabilità che la scienza possiede all’interno della società contemporanea, a partire dalla nascita di una teoria fino ad arrivare alla sua divulgazione. Forse, la teoria delle stringhe può essere finita più una speculazione teorica e filosofica che una vera e propria teoria scientifica, ma possiede senza dubbio il merito di aver fornito un futuro alla fisica: la ricerca costante di un Modello che possa comprendere tutte le leggi presenti in natura e che possa aiutarci finalmente a leggere per intero il libro del cosmo. Scienziati, filosofi, tecnici e pensatori sono uomini alla ricerca della stessa cosa, dello stesso scopo vitale, una spiegazione universale che possa confermare la giusta direzione che in questi anni si è anche presuntuosamente intrapresa. Ci siamo interrogati sul futuro stesso della riflessione scientifica e filosofica per scoprire, grazie anche alle parole e alle testimonianze dei diretti protagonisti, che dietro l’infinito è possibile osservare qualcosa di immensamente grande ma pur sempre finito, come ad esempio giungere alla fine del nostro universo e vedere chiaramente che ve n’è un altro ancora da esplorare: una sfida che va al di là della conoscenza scientifica, necessitando di quella che Aristotele chiamava la capacità di meravigliarsi.
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L'interpretazione di Heidegger del mito della caverna e il suo rapporto con l'onto-gnoseologia platonica alla luce del risveglio dell'essere e dell'ente nella consapevolezza della verità come evento e storia della tradizione filosofica... more
L'interpretazione di Heidegger del mito della caverna e il suo rapporto con l'onto-gnoseologia platonica alla luce del risveglio dell'essere e dell'ente nella consapevolezza della verità come evento e storia della tradizione filosofica occidentale.
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Chi non ha mai sentito parlare della "teoria del tutto"? Una formula ormai entrata nel mainstream della comunicazione (è stata anche il titolo di un fortunato film), ma di cui pochi conoscono, anche solo nella maniera più vaga, il... more
Chi non ha mai sentito parlare della "teoria del tutto"? Una formula ormai entrata nel mainstream della comunicazione (è stata anche il titolo di un fortunato film), ma di cui pochi conoscono, anche solo nella maniera più vaga, il significato e i lineamenti generali.
Così è anche per la "teoria delle stringhe": un nome affascinante per un argomento decisamente oscuro a tutti coloro che non si occupino di fisica teorica.
Questo libro si propone di illustrare il dibattito attorno ad esse, seguendo la migliore lezione della divulgazione attuale. Offre una definizione esauriente e comprensibile del cosiddetto "modello a elastico". Chiarisce la sua importanza per la comunità scientifica contemporanea. Lo inquadra, allo stesso tempo, come fenomeno filosofico, per via delle complesse speculazioni teoriche che porta con sé.
La fama e il fascino che la string theory suscita non sono dunque ingiustificate, sembra suggerirci l'autore di questo volume. Si tratta, in ultima analisi, di uno dei più moderni e grandiosi tentativi di coniugare scienza e visione del mondo, di segnare profondamente il rapporto stesso tra fisica teorica e filosofia, tra ricerca e meraviglia dell’infinito.
Così è anche per la "teoria delle stringhe": un nome affascinante per un argomento decisamente oscuro a tutti coloro che non si occupino di fisica teorica.
Questo libro si propone di illustrare il dibattito attorno ad esse, seguendo la migliore lezione della divulgazione attuale. Offre una definizione esauriente e comprensibile del cosiddetto "modello a elastico". Chiarisce la sua importanza per la comunità scientifica contemporanea. Lo inquadra, allo stesso tempo, come fenomeno filosofico, per via delle complesse speculazioni teoriche che porta con sé.
La fama e il fascino che la string theory suscita non sono dunque ingiustificate, sembra suggerirci l'autore di questo volume. Si tratta, in ultima analisi, di uno dei più moderni e grandiosi tentativi di coniugare scienza e visione del mondo, di segnare profondamente il rapporto stesso tra fisica teorica e filosofia, tra ricerca e meraviglia dell’infinito.
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Che cos'è il principio antropico? La natura si costituisce al fine di essere compresa dall'uomo? Il Timeo di Platone risulta essere uno dei primi grandi testi dove il concetto di cosmologia e di fisica si armonizza con un'idea... more
Che cos'è il principio antropico? La natura si costituisce al fine di essere compresa dall'uomo? Il Timeo di Platone risulta essere uno dei primi grandi testi dove il concetto di cosmologia e di fisica si armonizza con un'idea concettuale e antropica della natura. Il Demiurgo platonico non "crea" ma plasma a partire da un modello ideale, rielabora cioè una materia preesistente che non è ancora natura; una rielaborazione che realizza la natura tramite caratteristiche precise e rilevabili dall'uomo, in virtù del fatto che umanità e cosmo possiedono entrami un'anima, un'essenza che li fa essere parte di un tutto comprensibile. In questo caso, la natura e l'uomo sono talmente vicini da potersi comprendere facilmente, come desiderano credere anche molti fisici contemporanei nello studio del nostro universo.